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Tag: trattamento

COVID-19 e Disturbi Alimentari: il doppio isolamento

Le misure restrittive conseguenti al COVID-19 hanno comportato per tutti una riorganizzazione delle abitudini di vita, ponendo delle limitazioni a tanti aspetti, che consideravamo normali e scontati. Oltre infatti alle ripercussioni di carattere sociale ed economico, la quarantena ha inciso profondamente sulla qualità di vita delle persone più fragili, che hanno risentito e continueranno per molto tempo ad avvertire le conseguenze emotive legate al protrarsi di questo periodo. Rientrano in questa categoria anche le famiglie con un figlio che soffre di Disturbo Alimentare, che si trovano a vivere un doppio isolamento: da un lato sociale, a causa del COVID-19, dall’altro sanitario, vista la difficoltà nel garantire la continuità delle cure nell’attuale situazione. Infatti molte strutture che curano i D.A. hanno chiaramente dovuto limitare il flusso di persone, mantenendo attivi solo i trattamenti per i casi più urgenti ed attivando controlli a distanza per gli altri pazienti. Le nuove tecnologie, in particolare le varie piattaforme di videochiamata, hanno permesso di preservare i contatti con i curanti in questo periodo, ma hanno comunque mostrato di non riuscire a sostituire completamente le visite in presenza.

In tale scenario di doppio isolamento, le famiglie stanno sperimentando le complessità nell’affrontare la malattia con le proprie risorse, dimostrandosi capaci in alcuni casi di gestire le criticità, in altri non riuscendo ad arginare la regressione e la comparsa dei sintomi più seri (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena). In particolare i genitori di chi soffre di Anoressia riferiscono di dover gestire le preoccupazioni dei figli legate all’inattività fisica conseguente alla quarantena, la paura di aumentare di peso, il timore di uscire all’aperto, anche in ambienti e in condizioni di sicurezza. D’altra parte i ragazzi che hanno la tendenza ad abbuffarsi possono risentire della possibilità di reperire facilmente il cibo in casa (vedi anche Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

 

Vicinanza e isolamento

 

La maggiore vicinanza con i familiari, uno dei pochi vantaggi associato al lockdown per il COVID-19, può essere utilizzata in maniera propositiva, per attuare dei cambiamenti relazionali significativi ed aprire ad un maggior dialogo con i figli, favorendo la percezione comune di obiettivi e difficoltà.  Quando questo non si riesce a realizzare, la sensazione di isolamento si estende anche al rapporto genitori-figli, condizionando negativamente il clima familiare. I genitori stessi coinvolti all’interno di tale situazione possono sperimentare un senso di smarrimento simile a quello dei figli e la stanchezza per la gestione totale della situazione.

Anche per ciò che riguarda la socialità dei ragazzi con D.A. viene riferito frequentemente l’incremento della sensazione di isolamento, già spesso presente prima della quarantena, che in questo momento può trasformarsi nella sensazione di essere abbandonati dai coetanei. Si pensi anche a quanto la chiusura prolungata delle scuole, che proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico, abbia contribuito a tale sensazione di distacco dai compagni di scuola. Per molti ragazzi che soffrono di Disturbi Alimentari infatti, il contesto scolastico rappresenta l’occasione per interagire con i pari ed altre figure adulte, uscendo dalle routine tipiche della patologia. Venendo a mancare il contatto diretto con l’altro, la socialità si è totalmente spostata sul Web e si palesa il rischio della ricerca di riferimenti non adeguati sui social network. Se già normalmente gli adolescenti trascorrono il loro tempo libero sulla rete, l’attuale situazione ha reso questa l’unica finestra di relazione con il mondo esterno. Si sono moltiplicati i video-corsi sulle tematiche dell’alimentazione e l’attività fisica, proprio le tematiche più delicate per chi soffre di D.A. (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari). Pertanto è possibile che vengano seguite delle indicazioni che risulterebbero valide per chi gode di buona salute, ma che possono essere deleterie per questi ragazzi.

 

I nostri laboratori

 

Per rispondere a tale esigenza, la nostra associazione Demetra, grazie alle donazioni ricevute, ha voluto fornire un aiuto concreto ad alcune ragazze in trattamento per Anoressia Nervosa e alle loro famiglie. Per questa fase delicata legata alla quarantena per il COVID-19, è stato infatti attivato un progetto, tuttora in corso, che prevede la realizzazione di laboratori online di Mindfulness e di Pilates completamente gratuiti e svolti da professionisti dei rispettivi settori, che hanno ideato delle attività idonee ai ragazzi che soffrono di D.A. Questo ha significato accogliere i bisogni di ragazze e famiglie per riuscire a contrastare, almeno in parte, la sensazione di questo periodo di essere più soli nell’affrontare la patologia. Rappresenta inoltre la riflessione su quanto occorra affiancare questi ragazzi nelle diverse fasi, cercando di trasmettere un messaggio rassicurante di uno spazio di pensiero e di cura, che devono essere realizzabili anche a distanza.

Il valore di un dono solidale

“Nessun regalo è troppo piccolo da donare, e nemmeno troppo semplice da ricevere, se è scelto con giudizio e dato con amore”

F. Kafka

 

Si avvicina Natale, il periodo dell’anno che più di tutti punta i riflettori sul senso del “dono”.  Quella dello scambio dei regali è una delle più antiche tradizioni dell’uomo, esiste da sempre ed è carica di significato: regalare qualcosa a qualcuno è, infatti, un gesto relazionale e per questo i regali di Natale rappresentano un’occasione per mostrare affetto e rafforzare i legami con amici e parenti.

Regalare e donare, però, non sono la stessa cosa, come ci spiega anche l’etimologia delle due parole: regalo, ad esempio, deriva dallo spagnolo regalia riferita anticamente ai diritti spettanti al re di cui egli poteva fare concessione ai suoi sottoposti per ricompensa di altri servigi. Regalare addirittura ha tra i suoi significati “mostrare magnificenza”, quindi la parola regalo sembra riferirsi più al significato sociale dello scambio, dove cioè c’è qualcuno che fa qualche cosa in cambio di altro, in cui l’obbligo sembra prevalere sul piacere. Spesso si offre un regalo per dovere, per contraccambiarne un altro o semplicemente per convenzione sociale. Chi di noi, infatti, può dire di non aver mai provato la strana sensazione di non spontaneità nel momento di “dover” fare un regalo?

Noi usiamo, però, anche un’altra parola come sinonimo di regalo, soprattutto a Natale, ed è la parola dono. L’origine di questa parola è completamente diversa, deriva dal latino donum, il dare all’altro, “ciò che si dà senza attesa di ricompensa”. Non è un regalo che fai alla persona ma alla relazione e all’affetto che condividi con l’altro, è un omaggio ai sentimenti, un segno di gratitudine nei confronti della relazione con quella persona.

Attraverso l’azione del dono comunichiamo alla persona che lo riceve anche qualcosa di noi stessi che si manifesta nella scelta di quel determinato regalo; in questo risiede anche il valore più strettamente psicologico del “donarsi”, ossia lasciarsi andare all’altro, mostrare sé stessi, tanto una propria idea quanto un’emozione.

Il regalo, in questo senso originale ed autentico, diviene quindi un atto intimo, costruttivo e creativo. Ci sono regali, per esempio, che possono dare vita a tante piccole storie ed è il caso dei regali solidali: è per questo motivo che quest’anno l’Associazione Demetra è presente alla quarta edizione di The Christmas City il 14 e 15 Dicembre (con sede a Pratibus, città di Roma), evento della capitale che mai come quest’anno si configura anche come un appuntamento con la solidarietà.

Sarà un’occasione per partecipare con un tuo contributo, proprio attraverso la scelta di un dono solidale, ai progetti che da anni l’Associazione porta avanti per promuovere la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari (http://www.centroclinicodemetra.it/progetti-in-corso/).

Scegliendo un dono solidale il regalo è sempre doppio ed il valore è molto più grande di un regalo convenzionale: è un dono per chi lo riceve e diventa un dono anche per tutte quelle persone che non conosci, ma che grazie al tuo gesto solidale potranno ricevere un aiuto concreto.

Nel suo significato originale, il dono è cambiamento, è sviluppo e creazione di una situazione diversa; soprattutto è incontro e relazione.

Il valore che può assumere un dono solidale è perciò smisurato perché mette in connessione le persone riuscendo talvolta a trasformare la vita di qualcuno.

 

Detrazioni fiscali donazioni

 

Ricorda, inoltre, che un Natale solidale è il frutto di azioni di beneficenza che potrai detrarre dalle tasse. Sostenere un ente di beneficenza attraverso regali o donazioni ti permetterà di godere delle detrazioni fiscali previste sull’acquisto di materiale per fini benefici e sul valore monetario di beni, o azioni, devolute in beneficenza. Ti basterà, in sede di dichiarazione dei redditi, presentare il modulo fiscale consegnato dell’ente che hai deciso di sostenere.

Informati con il tuo commercialista, per avere un quadro normativo dettagliato e usufruire delle agevolazioni previste.

Lo spazio sociale: uno specchio del benessere individuale

Nell’organizzazione che caratterizza attualmente la quotidianità di molti bambini e ragazzi, si possono ritrovare tante attività strutturate dirette dagli adulti (scuola, sport, corsi di lingue, di musica, ecc.) e poco spazio da dedicare alla frequentazione spontanea dei coetanei. Se da un lato quindi viene incentivata dalle famiglie l’acquisizione di nuove nozioni e capacità, con la frequente incentivazione degli aspetti prestazionali e di competizione, dall’altro manca la considerazione degli spazi di socializzazione spontanea come fattori altrettanto rilevanti.

Ma tra i compiti evolutivi tipici del percorso di crescita risulta fondamentale, nelle diverse età, c’è proprio il confronto con i coetanei, che può risultare un traino per l’acquisizione delle competenze relazionali. Il gruppo dei pari va a costituirsi infatti come un importante riferimento al di fuori del contesto familiare, fornendo termini di paragone e di relazione diversi rispetto ai genitori ed ai fratelli/sorelle. Le grandi differenze rispetto ai gruppi guidati dagli adulti e/o precostituiti sono rappresentate dalla possibilità di scegliere ed essere scelti dalle persone con le quali entrare in relazione e dalle motivazioni alla base della frequentazione del gruppo, che non sono dettate da obiettivi fissati da altri, ma dal mero piacere personale.

Nel rapporto con i coetanei il corpo può assumere molteplici significati: il desiderio di differenziarsi, sottolineando le caratteristiche individuali, ma anche la ricerca del confronto e degli aspetti comuni attraverso il rispecchiamento con il gruppo dei pari. La rappresentazione di sé viene influenzata dall’autopercezione e dal giudizio degli altri e determina lo stato emotivo generale, in termini di motivazione e interesse. Durante l’adolescenza la manifestazione della sicurezza/insicurezza passa in gran parte attraverso gli aspetti corporei: è infatti in tale periodo che emergono le insoddisfazioni che portano all’inizio di scelte alimentari, diete, sport e azioni sul proprio corpo, anche in base ai feedback che vengono rimandati dalle proprie figure di riferimento. Anche il momento dei pasti, che in precedenza era riservato alla condivisione con i familiari, diviene un ulteriore momento di contatto e confronto con i coetanei.

Socialità e disturbi alimentari

Tali considerazioni risultano valide anche all’interno della popolazione clinica dei disturbi alimentari, nella quale, contemporaneamente alla presenza di fattori familiari e genetici, si ritrovano spesso tra le caratteristiche individuali lo scarso confronto con il gruppo dei pari e le difficoltà negli ambiti di socializzazione, spesso associati ad un iperinvestimento nel rendimento scolastico e/o nello sport (leggi anche La brava figlia: cosa avviene prima dell’Anoressia Nervosa). L’esordio della malattia va infatti spesso a confermare le difficoltà relazionali laddove risultavano già presenti e a comportare una prima chiusura sociale in molti altri casi. Vengono in tal modo manifestate le difficoltà nella crescita, in particolare in adolescenza, fase densa di cambiamenti ormonali e fisiologici, che rappresenta il momento in cui si comincia a strutturare la personalità del ragazzo/a.

I mutamenti fisici e psicologici adolescenziali possono minare le certezze costruite nelle fasi precedenti e favorire l’emergere dell’insicurezza (leggi anche Pubertà e corpo in adolescenza: che cosa mi è accaduto?). In questa fase dovrebbe avvenire infatti la costruzione dell’autostima, attraverso il perseguimento di obiettivi personali e/o familiari, ma anche tramite l’accettazione del gruppo. Tale aspetto risulta molto carente nelle persone affette da disturbo alimentare, che sperimentano una profonda insicurezza rispetto al poter intraprendere o mantenere delle relazioni amicali soddisfacenti. L’isolamento sociale favorisce inoltre l’eccessiva attenzione agli aspetti concreti riguardanti il cibo e il proprio corpo, all’interno di un circuito dell’ossessività che si autoalimenta.

Il confronto con i coetanei risulta uno stimolo tanto valido per l’adolescente, da essere utilizzato come strumento di cura, come avviene nei gruppi terapeutici per la cura dei disturbi alimentari. Il gruppo, seppure guidato da un adulto, risulta infatti attivatore e contenitore di tutti gli aspetti di confronto e rispecchiamento tra i partecipanti, permettendo di focalizzare gli aspetti emotivi legati alla propria soggettività ed alle esperienze ad essa collegate. Inoltre consente un reinvestimento sulla socialità attraverso il rinforzo delle proprie competenze.

Agli adulti di riferimento, in particolare genitori ed insegnanti, spetta il compito di prestare una particolare attenzione alla socialità dei bambini e ragazzi, considerandola un aspetto prioritario ed un importante fattore predittivo di problematiche in corso o future.

fiocchetto lilla

VII Giornata nazionale del fiocchetto lilla: cosa sono i Disturbi dell’Alimentazione e come combatterli

Si celebra il 15 marzo prossimo la VII giornata nazionale del fiocchetto lilla dedicata ai Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DA), nata per diffondere la conoscenza su queste forme di patologia e per promuovere la consapevolezza che queste patologie si possono oggi curare.

I Disturbi dell’Alimentazione (DA) costituiscono un insieme di sindromi ad eziologia multifattoriale che, in una fascia di età precoce, possono presentarsi in modo estremamente variabile: accanto a forme temporanee inscrivibili all’interno di precise tappe evolutive e di alcuni momenti critici dello sviluppo, si possono, infatti, delineare quadri molto seri che determinano un grave impatto sullo sviluppo sia fisico che psicologico del bambino, con un rischio di morte del 1.8 %.

Una delle forme più comuni è sicuramente l’Anoressia Nervosa (AN), una grave forma psicopatologica che consiste nel rifiuto di assumere cibo in quantità adeguata per mantenere il peso corporeo entro limiti fisiologici per l’età e l’altezza; si accompagna a un’alterata percezione dell’immagine corporea per quanto riguarda forma e dimensioni spesso accompagnata da comportamenti di compenso come il digiuno, il vomito autoindotto o l’abuso di lassativi o diuretici. Colpisce, nel 95% dei casi, le ragazze tra i 12 e i 18 anni, ma esistono casi sempre più frequenti in cui la sintomatologia si sviluppa anche nei maschi e nelle bambine prepubere verso i 9 anni.

La Bulimia Nervosa (BN) assume caratteristiche psicologiche molto simili all’AN, ma coloro che ne soffrono non raggiungono mai il grave deperimento tipico dell’AN, riuscendo al contrario a mantenere un rapporto peso-altezza apparentemente adeguato e per questo più difficile da riconoscere. La caratteristica centrale della bulimia nervosa è un comportamento alimentare caratterizzato da abbuffate associate a comportamenti di compensazione (vomito autoindotto, lassativi, diuretici, intensa attività fisica) per evitare che l’ingestione di troppe calorie causi un aumento del peso corporeo. Per abbuffate si intendono episodi durante i quali si ingeriscono grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo, avendo la sensazione di aver perso completamente il controllo rispetto a quello che si sta mangiando.

Come nell’anoressia, anche nella bulimia, l’insoddisfazione per il proprio corpo rappresenta un aspetto psicopatologico centrale che influenza in modo sproporzionato il proprio livello di autostima. Per la bulimia l’età media di esordio è compresa tra i 15-18 anni.

Recentemente, inoltre, il DSM-5 ha introdotto una nuova categoria diagnostica per i DA in infanzia ovvero il Disturbo evitante/restrittivo o ARFID nel suo acronimo inglese. Tale disturbo è caratterizzato da un comportamento alimentare restrittivo che può interferire con la normale curva di crescita staturo-ponderale del bambino o può determinare una importante perdita di peso. A differenza dell’AN, però, dove il rifiuto del cibo è legato al controllo del peso e ad una alterata percezione dell’immagine corporea, nell’ARFID la restrizione alimentare può essere dovuta a mancanza di interesse verso il cibo, ai suoi aspetti sensoriali o alla paura delle conseguenze che l’atto del mangiare può provocare (es. vomito, mal di stomaco, soffocamento).

I disturbi del comportamento alimentare sono, tra i disturbi psichiatrici, quelli che richiedono la maggiore collaborazione possibile tra i medici con differenti specializzazioni. Infatti sia l’anoressia che la bulimia sono causa di complicanze mediche sostanzialmente gravi.  Questo rischio impegna i professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza a una diagnosi precoce e a un intervento terapeutico corretto, centrato non solo sul comportamento alimentare ma anche sul disagio emotivo, sul disturbo ossessivo del pensiero, sulla depressione, sulla sofferenza familiare. Il trattamento di questi aspetti deve essere programmato per diverso tempo e prevede interventi in combinazioni variabili: psicoterapeutici individuali o di gruppo, di terapia familiare, psicofarmacologici.

È possibile guarire se si garantisce la precocità della diagnosi e la correttezza dell’intervento. Il trattamento però deve essere integrato, richiedendo l’intervento di più figure professionali (es. psichiatri, psicologi, nutrizionisti, specialisti di medicina interna).