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Tag: quarantena

Il disagio psicologico e i disturbi alimentari nell’era del Nuovo Coronavirus

La paura di nuovo lockdown è tornata, e con essa riaffiorano le problematiche psicologiche associate, in particolar modo per chi soffre di disturbi legati all’alimentazione. Il disagio psicologico è più forte: ogni meccanismo di controllo sfugge se si fanno i conti con la quotidianità.

Negli scorsi mesi il Nuovo Coronavirus si è diffuso rapidamente in tutto il mondo e il Governo Italiano ha messo in atto strategie per contenere i contagi. Da poco è stato emanato un nuovo decreto che impone chiusura di diversi esercizi e attività (come cinema, teatri e palestre), limita gli orari di apertura di bar e ristoranti e è a favore della didattica a distanza per scuole e università. Tali misure restrittive sono imposte per ridurre la possibilità di assembramento e il rischio di nuovi contagi. Il consiglio è quello di continuare a socializzare. Ma come può tutto questo non avere effetti sulla socialità e sui comportamenti quotidiani, soprattutto nei giovani? (leggi anche A distanza. La difficile convivenza con il virus.).

 

Gli effetti psicologici della quarantena

 

Negli scorsi mesi molti gruppi di studio hanno approfondito l’argomento (vedi anche Coronavirus Disease 2019 and Eating Disorders), riportando un aumento del disagio psicologico e degli effetti psicologici negativi della quarantena, quali sintomi da stress post-traumatico, confusione e paura. I fattori di stress sembrano essere un lungo periodo di quarantena, paura di infezione, frustrazione, noia, inadeguate scorte di cibo, inadeguata o incompleta informazione e difficoltà economica. I bambini e gli adolescenti sembrano essere più a rischio di disturbo da stress post-traumatico. In particolare, coloro che soffrono di disturbi alimentari sembra abbiano un elevato rischio di peggioramento della gravità del disturbo o di ricomparsa del sintomo, oltre che per la paura di infezione o per l’obbligo di stare chiusi in casa, anche per la carenza di adeguati trattamenti psicologici o psichiatrici a causa della pandemia. Lo spazio, il tempo, il rapporto con il cibo e con il corpo assumono forme differenti e vanno ridefiniti (leggi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

Le misure restrittive possono contribuire al mantenimento del disagio psicologico e della psicopatologia del disturbo alimentare attraverso diversi meccanismi. L’isolamento acuisce la sensazione di perdita di controllo che nei disturbi alimentari si riversa sul peso, sul cibo, sull’aspetto fisico attraverso dieta e allenamento (leggi anche Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena). Nei disturbi alimentari restrittivi questo meccanismo è rafforzato positivamente dalla sensazione di successo che si sperimenta nel seguire pedissequamente uno schema alimentare rigido e un allenamento costante. L’aspetto negativo è ovviamente il timore di prendere peso, perché stare a casa significa non muoversi e non muoversi significa ingrassare. In altri casi la perdita di controllo può favorire episodi di abbuffate, scatenati dall’esposizione ad elevate scorte alimentari. Rimanere in casa può aumentare l’isolamento sociale, una caratteristica comune nei disturbi alimentari, creando un ostacolo al miglioramento dei rapporti interpersonali che aiutano a ridurre l’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo (leggi anche COVID-19 e Disturbi Alimentari: il doppio isolamento). A casa, inoltre, non si affrontano alcuni aspetti essenziali come l’esposizione del corpo o il mangiare con gli altri, che rafforzano e mantengono la psicopatologia del sintomo. La mente diventa prigioniera in casa.

Il disagio psicologico si sta facendo strada e sembra diventare più serio con il passare del tempo. È di fondamentale importanza per chiunque stia soffrendo di ansia, stress, smarrimento o disturbi alimentari chiedere aiuto a uno specialista o a un centro specializzato che possa essere di supporto e un punto di riferimento in questo periodo di emergenza.

 

Bibliografia

 

Brooks, S. K., Webster, R. K., Smith, L. E., Woodland, L., Wessely, S., Greenberg, N., & Rubin, G. J. (2020). The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence. The Lancet.

Di Renzo, L., Gualtieri, P., Cinelli, G., Bigioni, G., Soldati, L., Attinà, A., Leggeri, C., … & Ferraro, S. (2020). Psychological aspects and eating habits during covid-19 home confinement: Results of ehlc-covid-19 italian online survey. Nutrients12(7), 2152.

COVID-19 e Disturbi Alimentari: il doppio isolamento

Le misure restrittive conseguenti al COVID-19 hanno comportato per tutti una riorganizzazione delle abitudini di vita, ponendo delle limitazioni a tanti aspetti, che consideravamo normali e scontati. Oltre infatti alle ripercussioni di carattere sociale ed economico, la quarantena ha inciso profondamente sulla qualità di vita delle persone più fragili, che hanno risentito e continueranno per molto tempo ad avvertire le conseguenze emotive legate al protrarsi di questo periodo. Rientrano in questa categoria anche le famiglie con un figlio che soffre di Disturbo Alimentare, che si trovano a vivere un doppio isolamento: da un lato sociale, a causa del COVID-19, dall’altro sanitario, vista la difficoltà nel garantire la continuità delle cure nell’attuale situazione. Infatti molte strutture che curano i D.A. hanno chiaramente dovuto limitare il flusso di persone, mantenendo attivi solo i trattamenti per i casi più urgenti ed attivando controlli a distanza per gli altri pazienti. Le nuove tecnologie, in particolare le varie piattaforme di videochiamata, hanno permesso di preservare i contatti con i curanti in questo periodo, ma hanno comunque mostrato di non riuscire a sostituire completamente le visite in presenza.

In tale scenario di doppio isolamento, le famiglie stanno sperimentando le complessità nell’affrontare la malattia con le proprie risorse, dimostrandosi capaci in alcuni casi di gestire le criticità, in altri non riuscendo ad arginare la regressione e la comparsa dei sintomi più seri (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena). In particolare i genitori di chi soffre di Anoressia riferiscono di dover gestire le preoccupazioni dei figli legate all’inattività fisica conseguente alla quarantena, la paura di aumentare di peso, il timore di uscire all’aperto, anche in ambienti e in condizioni di sicurezza. D’altra parte i ragazzi che hanno la tendenza ad abbuffarsi possono risentire della possibilità di reperire facilmente il cibo in casa (vedi anche Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

 

Vicinanza e isolamento

 

La maggiore vicinanza con i familiari, uno dei pochi vantaggi associato al lockdown per il COVID-19, può essere utilizzata in maniera propositiva, per attuare dei cambiamenti relazionali significativi ed aprire ad un maggior dialogo con i figli, favorendo la percezione comune di obiettivi e difficoltà.  Quando questo non si riesce a realizzare, la sensazione di isolamento si estende anche al rapporto genitori-figli, condizionando negativamente il clima familiare. I genitori stessi coinvolti all’interno di tale situazione possono sperimentare un senso di smarrimento simile a quello dei figli e la stanchezza per la gestione totale della situazione.

Anche per ciò che riguarda la socialità dei ragazzi con D.A. viene riferito frequentemente l’incremento della sensazione di isolamento, già spesso presente prima della quarantena, che in questo momento può trasformarsi nella sensazione di essere abbandonati dai coetanei. Si pensi anche a quanto la chiusura prolungata delle scuole, che proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico, abbia contribuito a tale sensazione di distacco dai compagni di scuola. Per molti ragazzi che soffrono di Disturbi Alimentari infatti, il contesto scolastico rappresenta l’occasione per interagire con i pari ed altre figure adulte, uscendo dalle routine tipiche della patologia. Venendo a mancare il contatto diretto con l’altro, la socialità si è totalmente spostata sul Web e si palesa il rischio della ricerca di riferimenti non adeguati sui social network. Se già normalmente gli adolescenti trascorrono il loro tempo libero sulla rete, l’attuale situazione ha reso questa l’unica finestra di relazione con il mondo esterno. Si sono moltiplicati i video-corsi sulle tematiche dell’alimentazione e l’attività fisica, proprio le tematiche più delicate per chi soffre di D.A. (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari). Pertanto è possibile che vengano seguite delle indicazioni che risulterebbero valide per chi gode di buona salute, ma che possono essere deleterie per questi ragazzi.

 

I nostri laboratori

 

Per rispondere a tale esigenza, la nostra associazione Demetra, grazie alle donazioni ricevute, ha voluto fornire un aiuto concreto ad alcune ragazze in trattamento per Anoressia Nervosa e alle loro famiglie. Per questa fase delicata legata alla quarantena per il COVID-19, è stato infatti attivato un progetto, tuttora in corso, che prevede la realizzazione di laboratori online di Mindfulness e di Pilates completamente gratuiti e svolti da professionisti dei rispettivi settori, che hanno ideato delle attività idonee ai ragazzi che soffrono di D.A. Questo ha significato accogliere i bisogni di ragazze e famiglie per riuscire a contrastare, almeno in parte, la sensazione di questo periodo di essere più soli nell’affrontare la patologia. Rappresenta inoltre la riflessione su quanto occorra affiancare questi ragazzi nelle diverse fasi, cercando di trasmettere un messaggio rassicurante di uno spazio di pensiero e di cura, che devono essere realizzabili anche a distanza.

Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena

Questo periodo di quarantena forzata a casa mette a dura prova la nostra salute mentale da un lato (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena) e la nostra salute fisica dall’altro, incidendo molto sulle abitudini alimentati e sul movimento.

 

Quali sono i rischi maggiori a cui si può andare incontro?

 

In generale, per la maggior parte di noi, rimanere a casa vuol dire ridurre di molto anche il minimo movimento fisico che eravamo abituati a fare quotidianamente ed incrementare le ore passate seduti di fronte al computer, per studiare o lavorare. In più, abbiamo a disposizione 24 ore su 24 una dispensa ricca di alimenti, e avendo più tempo libero ci dilettiamo nel preparare ricette sfiziose e golose.

I rischi principali sono legati alla sedentarietà e all’iperalimentazione, dunque all’incremento di peso e al peggioramento delle abitudini quali-quantitative della nostra dieta.

 

Quali consigli utili per mantenerci in salute?

 

  • Cercare di svegliarsi sempre di buonora mantenendo una regolarità quotidiana, anche se non si è in smartworking
  • Dedicare un preciso momento della giornata ad esercizi fisici (si possono seguire lezioni online o ci si può accordare con amici per farlo insieme in videochiamata)
  • Cercare di mantenerci attivi nelle attività quotidiane (giocare con i bambini o con i cani, svolgere faccende domestiche, utilizzare le scale le volte in cui si esce, ascoltare musica ballando)
  • Alzarsi in maniera regolare per sgranchire le gambe e fare una piccola passeggiata per casa, se si lavora o studia al computer
  • Andare a fare la spesa con una lista dettagliata, utile per non dimenticare nulla e per evitare di comprare alimenti “in più” non salutari
  • Dedicare un momento specifico al pasto, apparecchiando la tavola, condividendolo con chi è a casa ed evitando di mangiare mentre si lavora/studia
  • Preferire dolci e lievitati fatti in casa a quelli confezionati
  • Rispettare sempre i 5 pasti per evitare di essere affamati durante la giornata (vedi anche E se tra un pasto e l’altro mettessimo degli spuntini?, La prima colazione: al mattino un appuntamento con la salute!)
  • Fare pasti principali completi (una fonte di carboidrati, una di proteine e una o più porzioni di verdure) per regolare al meglio il senso fame/sazietà
  • Nei momenti di noia o tristezza, provare a cercare un’attività che ci possa aiutare (una chiamata ad un amico, una chiacchierata con chi è a casa, un gioco da tavola, ascoltare della musica mentre si balla o si disegna)

Per approfondire clicca qui e visita il sito del Ministero della Salute.

 

E in caso di pazienti che soffrono di Disturbo Alimentare?

 

Per i pazienti che soffrono di Disturbi Alimentari rimanere a casa con una dispensa piena e costretti alla quasi totale inattività fisica può diventare una fonte di angoscia importante. I rischi possono essere differenti. La paura di eccedere, così come il pensiero di aver ridotto al minimo il dispendio energetico giornaliero può indurre a restrizioni alimentari, all’utilizzo di metodi di compensazione, ad iperattività fisica. Al contrario, l’elevata disponibilità di cibo, così come i momenti di noia, difficoltà o preoccupazione possono incrementare gli episodi di abbuffata (vedi anche Binge Eating Disorder, il disturbo da alimentazione incontrollata). In entrambi i casi si può andare incontro ad un peggioramento della condizione psicofisica.

Cosa fare in questi casi? Il consiglio principale è quello di mantenere attivo il contatto con l’équipe di professionisti che si occupa della presa in carico. La tecnologia fortunatamente ci permette di poter comunicare a distanza, dunque è sempre bene far riferimento ai propri curanti prima di modificare le indicazioni alimentari o intraprendere un’attività fisica a casa. Per i genitori, inoltre, il suggerimento è quello di mantenere un occhio attento e vigile, ma non controllante, sui comportamenti dei propri figli, cercando sempre il dialogo quotidiano per affrontare le paure e le difficoltà (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena

Avremmo voluto parlare di altro in questo articolo di marzo, ma ciò che sta accadendo intorno a noi, la diffusione e il contagio così veloci del Coronavirus, ci coinvolge come comunità e come individui e rende difficile spostare l’attenzione e i pensieri su qualcosa di diverso.

La quarantena a cui siamo sottoposti a causa del Coronavirus può essere vissuta in modi diversi a seconda delle situazioni che ciascuno di noi sta vivendo, sia a livello personale che familiare. Per alcuni, infatti, può essere un’occasione per mettere in pausa i ritmi frenetici della quotidianità, occuparsi di sé e delle proprie passioni; per altri, invece, può essere un momento in cui angosce già presenti si amplificano e rendono difficile la quotidianità e la convivenza forzata con i propri familiari.

Il nostro pensiero, come professionisti occupati nel campo dei Disturbi Alimentari, è proprio a quelle ragazze e a quei ragazzi che soffrono di questo disturbo e ai loro genitori, laddove il senso di solitudine proprio di chi affronta questo tipo di malattia viene in questo periodo ulteriormente esasperato da un isolamento fisico imposto dalle Autorità a causa del Coronavirus. Inoltre, l’assenza della scuola e delle abituali attività pomeridiane può suscitare un senso di vuoto e di angoscia difficile da gestire, riacutizzando o aggravando i comportamenti alimentari disfunzionali come il conteggio delle calorie, le abbuffate, l’iperattività fisica, l’abuso di social network e il conseguente confronto con i pari (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari).

A ciò si aggiunge quel senso di incertezza, disorientamento e disgregazione tipico della nostra epoca (leggi anche Il disagio della società e i disturbi alimentari) che oggi si fa preponderante e visibile, e che rischia di scivolare in un individualismo estremo, rendendo le persone antagoniste, piuttosto che vicine e disponibili a uno scambio reciproco.

 

Cosa fare, quindi, per affrontare il disagio proveniente dalla quarantena, l’ansia del contagio e la paura per i nostri cari?

 

L’Ordine degli Psicologi ha stilato un vademecum per i cittadini (scaricalo qui), in cui suggerisce di affrontare il Coronavirus e le misure di contenimento che ne conseguono come un fenomeno collettivo e non individuale, seguendo le indicazioni che ci vengono date e aiutando gli altri a comprenderle e metterle in pratica. Inoltre, è utile non sovraesporsi alle informazioni, ma acquisire le informazioni di base e poi verificare gli aggiornamenti su fonti affidabili, per evitare di essere sommersi da un flusso di informazioni ininterrotto e ansiogeno.

In famiglia, in particolare se un membro soffre di Disturbi Alimentari, è importante per i genitori non lasciarsi andare a paure e angosce, ma spiegare quanto sta accadendo in base all’età del/la proprio/a figlio/a e cogliere gli eventuali segnali di disagio e/o di ricaduta. Il dialogo rimane lo strumento più importante che ciascun genitore ha, ed è quindi importante creare occasioni di confronto e scambio, in cui sollecitare il racconto di ciò che spaventa e offrire contenimento e conforto (leggi anche Adolescenti ed estate. Un tempo nuovo, tra angoscia ed opportunità).

Per i/le ragazzi/e, invece, può essere utile da una parte mantenere gli impegni scolastici e partecipare alle attività proposte online dai docenti, dall’altra favorire le relazioni e i contatti con i pari, anche se a distanza. La tecnologia in questo momento può essere di grande aiuto e sono ormai sempre più diffuse le applicazioni e le piattaforme web che permettono di connettere più utenti contemporaneamente o di dedicarsi alle proprie passioni, rispettano quindi le misure di prevenzione imposte per il Coronavirus.

Il consiglio, per tutti, è di riscoprire le opportunità nascoste in questo momento di difficoltà. Il vuoto, infatti, può essere uno spazio da riempire, la noia può essere una occasione per scoprire e creare, la solitudine può essere una spinta ad avvicinarsi all’altro. Fermarsi, vuol dire anche riflettere, dare spazio ai pensieri e aprire nuove possibilità, accendere una luce laddove a volte la paura, l’ansia e l’angoscia sembrano farci solo brancolare nel buio.