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Tag: isolamento

Ortoressia. Quando mangiare sano diventa un’ossessione

Negli anni è sempre più aumentata la disponibilità di informazioni rispetto una corretta alimentazione e in misura crescente l’importanza di mantenere uno stile alimentare sano viene sottolineata da tutti i professionisti della salute. Questo ha determinato un’attenzione maggiore verso la qualità dei cibi scelti da parte degli italiani, per esempio dati Istat del 2017 confermano un aumento del  4,2% nell’acquisto di prodotti di origine vegetale. Se questo, da un lato, rappresenta un dato senz’altro incoraggiante in termini di acquisizione di stili di vita più salutari, dall’altro, l’eccessiva ricerca del “sano può comportare il rischio opposto di cadere in una condizione di disturbo alimentare denominato ortoressia (leggi anche Nuovi disturbi alimentari in adolescenza: conoscere per prevenire).

Cos’è l’ortoressia? Il termine deriva da “orthos”, ovvero “accurato, corretto, giusto” e “orexis” che significa “fame, appetito”. Viene utilizzato, appunto, per descrivere l’ossessione verso un’alimentazione sana e equilibrata. Steven Bratman fu il primo nel 1997 a coniare il termine per definire un’attenzione patologica sul consumo di cibo sano. Chi ne è affetto mostra la progressiva tendenza a selezionare specifici cibi in base a caratteristiche di “incontaminazione” restringendo pertanto la scelta alimentare con possibili importanti conseguenze sul piano fisico (perdita di peso, carenze nutrizionali, osteoporosi).

Inoltre, non trascurabili sono le ricadute sul piano sociale generate da tale stile alimentare: chi è affetto da ortoressia tende più frequentemente a mangiare da solo o in compagnia di persone che adottano lo stesso tipo di alimentazione, con il rischio di una possibile autoesclusione nei rapporti sociali.

Attualmente, l’ortoressia non è ancora riconosciuta come una vera e propria patologia poiché, a differenza di disturbi come Anoressia e Bulimia, non compare nelle classificazioni diagnostiche del DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) (leggi anche VII Giornata nazionale del fiocchetto lilla: cosa sono i Disturbi dell’Alimentazione e come combatterli, Binge Eating Disorder, il disturbo da alimentazione incontrollata). Tuttavia, secondo i dati diffusi dal Ministero Italiano della Salute per i disturbi alimentari, gli ortoressici sarebbero 300 mila in Italia (a fronte di tre milioni di pazienti con disturbi alimentari), con una prevalenza maggiore tra gli uomini piuttosto che tra le donne (11.3% vs 3.9%) (Donini e coll. 2004).

Una ricerca recente (Brytek-Matera, 2015), ha dimostrato come, differentemente da quanto accade nella popolazione femminile nella quale l’ortoressia è frequentemente associata ad un’ideazione anoressica, nella popolazione maschile tale condizione non si associa al controllo dell’immagine corporea o a preoccupazioni riguardo il peso.

 

Caratteristiche dell’ortoressia

 

Le caratteristiche dell’ortoressia evidenziate finora in letteratura sono:

  • Ruminazione ossessiva sul cibo (Bratman, 1997). La persona può trascorrere più di 3-4 ore al giorno a pensare a quali cibi scegliere, a come prepararli e consumarli, pretendendo solo ciò che fa stare bene, che può non corrispondere a ciò che piace realmente. Vengono solitamente messi in atto comportamenti ossessivi riguardanti la selezione, la ricerca, la preparazione ed il consumo degli alimenti, suddivisibili in varie fasi:
    • pianificazione dei pasti con diversi giorni di anticipo, al fine di evitare i cibi ritenuti dannosi (contenenti pesticidi residui o ingredienti geneticamente modificati, oppure ricchi di zucchero o sale);
    • impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi;
    • preparazione del cibo secondo procedure particolari ritenute esenti da rischi per la salute (cottura particolare, utilizzo di un certo tipo di stoviglie).
  • Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di tali rigide regole alimentari autoimposte (Brytek-Matera, 2012).
  • Differentemente dall’Anoressia Nervosa e dalla Bulimia Nervosa, la focalizzazione non è sulle quantità ma sulla qualità del cibo.
  • Evitamento ossessivo di cibi non controllati e delle situazioni sociali che espongono al non controllo del cibo.
  • Difficoltà a relazionarsi con chi non condivide le proprie idee sul cibo.
  • Autostima influenzata dalla scelta del cibo in termini qualitativi.

Allo stato attuale, sono ancora relativamente pochi gli studi effettuati su questo tipo di popolazione, pertanto alle ricerche future è affidato il compito di delineare in modo più preciso il quadro clinico e il trattamento maggiormente efficace.

COVID-19 e Disturbi Alimentari: il doppio isolamento

Le misure restrittive conseguenti al COVID-19 hanno comportato per tutti una riorganizzazione delle abitudini di vita, ponendo delle limitazioni a tanti aspetti, che consideravamo normali e scontati. Oltre infatti alle ripercussioni di carattere sociale ed economico, la quarantena ha inciso profondamente sulla qualità di vita delle persone più fragili, che hanno risentito e continueranno per molto tempo ad avvertire le conseguenze emotive legate al protrarsi di questo periodo. Rientrano in questa categoria anche le famiglie con un figlio che soffre di Disturbo Alimentare, che si trovano a vivere un doppio isolamento: da un lato sociale, a causa del COVID-19, dall’altro sanitario, vista la difficoltà nel garantire la continuità delle cure nell’attuale situazione. Infatti molte strutture che curano i D.A. hanno chiaramente dovuto limitare il flusso di persone, mantenendo attivi solo i trattamenti per i casi più urgenti ed attivando controlli a distanza per gli altri pazienti. Le nuove tecnologie, in particolare le varie piattaforme di videochiamata, hanno permesso di preservare i contatti con i curanti in questo periodo, ma hanno comunque mostrato di non riuscire a sostituire completamente le visite in presenza.

In tale scenario di doppio isolamento, le famiglie stanno sperimentando le complessità nell’affrontare la malattia con le proprie risorse, dimostrandosi capaci in alcuni casi di gestire le criticità, in altri non riuscendo ad arginare la regressione e la comparsa dei sintomi più seri (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena). In particolare i genitori di chi soffre di Anoressia riferiscono di dover gestire le preoccupazioni dei figli legate all’inattività fisica conseguente alla quarantena, la paura di aumentare di peso, il timore di uscire all’aperto, anche in ambienti e in condizioni di sicurezza. D’altra parte i ragazzi che hanno la tendenza ad abbuffarsi possono risentire della possibilità di reperire facilmente il cibo in casa (vedi anche Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

 

Vicinanza e isolamento

 

La maggiore vicinanza con i familiari, uno dei pochi vantaggi associato al lockdown per il COVID-19, può essere utilizzata in maniera propositiva, per attuare dei cambiamenti relazionali significativi ed aprire ad un maggior dialogo con i figli, favorendo la percezione comune di obiettivi e difficoltà.  Quando questo non si riesce a realizzare, la sensazione di isolamento si estende anche al rapporto genitori-figli, condizionando negativamente il clima familiare. I genitori stessi coinvolti all’interno di tale situazione possono sperimentare un senso di smarrimento simile a quello dei figli e la stanchezza per la gestione totale della situazione.

Anche per ciò che riguarda la socialità dei ragazzi con D.A. viene riferito frequentemente l’incremento della sensazione di isolamento, già spesso presente prima della quarantena, che in questo momento può trasformarsi nella sensazione di essere abbandonati dai coetanei. Si pensi anche a quanto la chiusura prolungata delle scuole, che proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico, abbia contribuito a tale sensazione di distacco dai compagni di scuola. Per molti ragazzi che soffrono di Disturbi Alimentari infatti, il contesto scolastico rappresenta l’occasione per interagire con i pari ed altre figure adulte, uscendo dalle routine tipiche della patologia. Venendo a mancare il contatto diretto con l’altro, la socialità si è totalmente spostata sul Web e si palesa il rischio della ricerca di riferimenti non adeguati sui social network. Se già normalmente gli adolescenti trascorrono il loro tempo libero sulla rete, l’attuale situazione ha reso questa l’unica finestra di relazione con il mondo esterno. Si sono moltiplicati i video-corsi sulle tematiche dell’alimentazione e l’attività fisica, proprio le tematiche più delicate per chi soffre di D.A. (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari). Pertanto è possibile che vengano seguite delle indicazioni che risulterebbero valide per chi gode di buona salute, ma che possono essere deleterie per questi ragazzi.

 

I nostri laboratori

 

Per rispondere a tale esigenza, la nostra associazione Demetra, grazie alle donazioni ricevute, ha voluto fornire un aiuto concreto ad alcune ragazze in trattamento per Anoressia Nervosa e alle loro famiglie. Per questa fase delicata legata alla quarantena per il COVID-19, è stato infatti attivato un progetto, tuttora in corso, che prevede la realizzazione di laboratori online di Mindfulness e di Pilates completamente gratuiti e svolti da professionisti dei rispettivi settori, che hanno ideato delle attività idonee ai ragazzi che soffrono di D.A. Questo ha significato accogliere i bisogni di ragazze e famiglie per riuscire a contrastare, almeno in parte, la sensazione di questo periodo di essere più soli nell’affrontare la patologia. Rappresenta inoltre la riflessione su quanto occorra affiancare questi ragazzi nelle diverse fasi, cercando di trasmettere un messaggio rassicurante di uno spazio di pensiero e di cura, che devono essere realizzabili anche a distanza.

Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena

Avremmo voluto parlare di altro in questo articolo di marzo, ma ciò che sta accadendo intorno a noi, la diffusione e il contagio così veloci del Coronavirus, ci coinvolge come comunità e come individui e rende difficile spostare l’attenzione e i pensieri su qualcosa di diverso.

La quarantena a cui siamo sottoposti a causa del Coronavirus può essere vissuta in modi diversi a seconda delle situazioni che ciascuno di noi sta vivendo, sia a livello personale che familiare. Per alcuni, infatti, può essere un’occasione per mettere in pausa i ritmi frenetici della quotidianità, occuparsi di sé e delle proprie passioni; per altri, invece, può essere un momento in cui angosce già presenti si amplificano e rendono difficile la quotidianità e la convivenza forzata con i propri familiari.

Il nostro pensiero, come professionisti occupati nel campo dei Disturbi Alimentari, è proprio a quelle ragazze e a quei ragazzi che soffrono di questo disturbo e ai loro genitori, laddove il senso di solitudine proprio di chi affronta questo tipo di malattia viene in questo periodo ulteriormente esasperato da un isolamento fisico imposto dalle Autorità a causa del Coronavirus. Inoltre, l’assenza della scuola e delle abituali attività pomeridiane può suscitare un senso di vuoto e di angoscia difficile da gestire, riacutizzando o aggravando i comportamenti alimentari disfunzionali come il conteggio delle calorie, le abbuffate, l’iperattività fisica, l’abuso di social network e il conseguente confronto con i pari (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari).

A ciò si aggiunge quel senso di incertezza, disorientamento e disgregazione tipico della nostra epoca (leggi anche Il disagio della società e i disturbi alimentari) che oggi si fa preponderante e visibile, e che rischia di scivolare in un individualismo estremo, rendendo le persone antagoniste, piuttosto che vicine e disponibili a uno scambio reciproco.

 

Cosa fare, quindi, per affrontare il disagio proveniente dalla quarantena, l’ansia del contagio e la paura per i nostri cari?

 

L’Ordine degli Psicologi ha stilato un vademecum per i cittadini (scaricalo qui), in cui suggerisce di affrontare il Coronavirus e le misure di contenimento che ne conseguono come un fenomeno collettivo e non individuale, seguendo le indicazioni che ci vengono date e aiutando gli altri a comprenderle e metterle in pratica. Inoltre, è utile non sovraesporsi alle informazioni, ma acquisire le informazioni di base e poi verificare gli aggiornamenti su fonti affidabili, per evitare di essere sommersi da un flusso di informazioni ininterrotto e ansiogeno.

In famiglia, in particolare se un membro soffre di Disturbi Alimentari, è importante per i genitori non lasciarsi andare a paure e angosce, ma spiegare quanto sta accadendo in base all’età del/la proprio/a figlio/a e cogliere gli eventuali segnali di disagio e/o di ricaduta. Il dialogo rimane lo strumento più importante che ciascun genitore ha, ed è quindi importante creare occasioni di confronto e scambio, in cui sollecitare il racconto di ciò che spaventa e offrire contenimento e conforto (leggi anche Adolescenti ed estate. Un tempo nuovo, tra angoscia ed opportunità).

Per i/le ragazzi/e, invece, può essere utile da una parte mantenere gli impegni scolastici e partecipare alle attività proposte online dai docenti, dall’altra favorire le relazioni e i contatti con i pari, anche se a distanza. La tecnologia in questo momento può essere di grande aiuto e sono ormai sempre più diffuse le applicazioni e le piattaforme web che permettono di connettere più utenti contemporaneamente o di dedicarsi alle proprie passioni, rispettano quindi le misure di prevenzione imposte per il Coronavirus.

Il consiglio, per tutti, è di riscoprire le opportunità nascoste in questo momento di difficoltà. Il vuoto, infatti, può essere uno spazio da riempire, la noia può essere una occasione per scoprire e creare, la solitudine può essere una spinta ad avvicinarsi all’altro. Fermarsi, vuol dire anche riflettere, dare spazio ai pensieri e aprire nuove possibilità, accendere una luce laddove a volte la paura, l’ansia e l’angoscia sembrano farci solo brancolare nel buio.