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Tag: alimentazione

COVID-19 e Disturbi Alimentari: il doppio isolamento

Le misure restrittive conseguenti al COVID-19 hanno comportato per tutti una riorganizzazione delle abitudini di vita, ponendo delle limitazioni a tanti aspetti, che consideravamo normali e scontati. Oltre infatti alle ripercussioni di carattere sociale ed economico, la quarantena ha inciso profondamente sulla qualità di vita delle persone più fragili, che hanno risentito e continueranno per molto tempo ad avvertire le conseguenze emotive legate al protrarsi di questo periodo. Rientrano in questa categoria anche le famiglie con un figlio che soffre di Disturbo Alimentare, che si trovano a vivere un doppio isolamento: da un lato sociale, a causa del COVID-19, dall’altro sanitario, vista la difficoltà nel garantire la continuità delle cure nell’attuale situazione. Infatti molte strutture che curano i D.A. hanno chiaramente dovuto limitare il flusso di persone, mantenendo attivi solo i trattamenti per i casi più urgenti ed attivando controlli a distanza per gli altri pazienti. Le nuove tecnologie, in particolare le varie piattaforme di videochiamata, hanno permesso di preservare i contatti con i curanti in questo periodo, ma hanno comunque mostrato di non riuscire a sostituire completamente le visite in presenza.

In tale scenario di doppio isolamento, le famiglie stanno sperimentando le complessità nell’affrontare la malattia con le proprie risorse, dimostrandosi capaci in alcuni casi di gestire le criticità, in altri non riuscendo ad arginare la regressione e la comparsa dei sintomi più seri (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena). In particolare i genitori di chi soffre di Anoressia riferiscono di dover gestire le preoccupazioni dei figli legate all’inattività fisica conseguente alla quarantena, la paura di aumentare di peso, il timore di uscire all’aperto, anche in ambienti e in condizioni di sicurezza. D’altra parte i ragazzi che hanno la tendenza ad abbuffarsi possono risentire della possibilità di reperire facilmente il cibo in casa (vedi anche Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

 

Vicinanza e isolamento

 

La maggiore vicinanza con i familiari, uno dei pochi vantaggi associato al lockdown per il COVID-19, può essere utilizzata in maniera propositiva, per attuare dei cambiamenti relazionali significativi ed aprire ad un maggior dialogo con i figli, favorendo la percezione comune di obiettivi e difficoltà.  Quando questo non si riesce a realizzare, la sensazione di isolamento si estende anche al rapporto genitori-figli, condizionando negativamente il clima familiare. I genitori stessi coinvolti all’interno di tale situazione possono sperimentare un senso di smarrimento simile a quello dei figli e la stanchezza per la gestione totale della situazione.

Anche per ciò che riguarda la socialità dei ragazzi con D.A. viene riferito frequentemente l’incremento della sensazione di isolamento, già spesso presente prima della quarantena, che in questo momento può trasformarsi nella sensazione di essere abbandonati dai coetanei. Si pensi anche a quanto la chiusura prolungata delle scuole, che proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico, abbia contribuito a tale sensazione di distacco dai compagni di scuola. Per molti ragazzi che soffrono di Disturbi Alimentari infatti, il contesto scolastico rappresenta l’occasione per interagire con i pari ed altre figure adulte, uscendo dalle routine tipiche della patologia. Venendo a mancare il contatto diretto con l’altro, la socialità si è totalmente spostata sul Web e si palesa il rischio della ricerca di riferimenti non adeguati sui social network. Se già normalmente gli adolescenti trascorrono il loro tempo libero sulla rete, l’attuale situazione ha reso questa l’unica finestra di relazione con il mondo esterno. Si sono moltiplicati i video-corsi sulle tematiche dell’alimentazione e l’attività fisica, proprio le tematiche più delicate per chi soffre di D.A. (leggi anche L’uso dei social network nell’eziologia dei Disturbi Alimentari). Pertanto è possibile che vengano seguite delle indicazioni che risulterebbero valide per chi gode di buona salute, ma che possono essere deleterie per questi ragazzi.

 

I nostri laboratori

 

Per rispondere a tale esigenza, la nostra associazione Demetra, grazie alle donazioni ricevute, ha voluto fornire un aiuto concreto ad alcune ragazze in trattamento per Anoressia Nervosa e alle loro famiglie. Per questa fase delicata legata alla quarantena per il COVID-19, è stato infatti attivato un progetto, tuttora in corso, che prevede la realizzazione di laboratori online di Mindfulness e di Pilates completamente gratuiti e svolti da professionisti dei rispettivi settori, che hanno ideato delle attività idonee ai ragazzi che soffrono di D.A. Questo ha significato accogliere i bisogni di ragazze e famiglie per riuscire a contrastare, almeno in parte, la sensazione di questo periodo di essere più soli nell’affrontare la patologia. Rappresenta inoltre la riflessione su quanto occorra affiancare questi ragazzi nelle diverse fasi, cercando di trasmettere un messaggio rassicurante di uno spazio di pensiero e di cura, che devono essere realizzabili anche a distanza.

Alimentazione e attività fisica ai tempi del coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena

Questo periodo di quarantena forzata a casa mette a dura prova la nostra salute mentale da un lato (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena) e la nostra salute fisica dall’altro, incidendo molto sulle abitudini alimentati e sul movimento.

 

Quali sono i rischi maggiori a cui si può andare incontro?

 

In generale, per la maggior parte di noi, rimanere a casa vuol dire ridurre di molto anche il minimo movimento fisico che eravamo abituati a fare quotidianamente ed incrementare le ore passate seduti di fronte al computer, per studiare o lavorare. In più, abbiamo a disposizione 24 ore su 24 una dispensa ricca di alimenti, e avendo più tempo libero ci dilettiamo nel preparare ricette sfiziose e golose.

I rischi principali sono legati alla sedentarietà e all’iperalimentazione, dunque all’incremento di peso e al peggioramento delle abitudini quali-quantitative della nostra dieta.

 

Quali consigli utili per mantenerci in salute?

 

  • Cercare di svegliarsi sempre di buonora mantenendo una regolarità quotidiana, anche se non si è in smartworking
  • Dedicare un preciso momento della giornata ad esercizi fisici (si possono seguire lezioni online o ci si può accordare con amici per farlo insieme in videochiamata)
  • Cercare di mantenerci attivi nelle attività quotidiane (giocare con i bambini o con i cani, svolgere faccende domestiche, utilizzare le scale le volte in cui si esce, ascoltare musica ballando)
  • Alzarsi in maniera regolare per sgranchire le gambe e fare una piccola passeggiata per casa, se si lavora o studia al computer
  • Andare a fare la spesa con una lista dettagliata, utile per non dimenticare nulla e per evitare di comprare alimenti “in più” non salutari
  • Dedicare un momento specifico al pasto, apparecchiando la tavola, condividendolo con chi è a casa ed evitando di mangiare mentre si lavora/studia
  • Preferire dolci e lievitati fatti in casa a quelli confezionati
  • Rispettare sempre i 5 pasti per evitare di essere affamati durante la giornata (vedi anche E se tra un pasto e l’altro mettessimo degli spuntini?, La prima colazione: al mattino un appuntamento con la salute!)
  • Fare pasti principali completi (una fonte di carboidrati, una di proteine e una o più porzioni di verdure) per regolare al meglio il senso fame/sazietà
  • Nei momenti di noia o tristezza, provare a cercare un’attività che ci possa aiutare (una chiamata ad un amico, una chiacchierata con chi è a casa, un gioco da tavola, ascoltare della musica mentre si balla o si disegna)

Per approfondire clicca qui e visita il sito del Ministero della Salute.

 

E in caso di pazienti che soffrono di Disturbo Alimentare?

 

Per i pazienti che soffrono di Disturbi Alimentari rimanere a casa con una dispensa piena e costretti alla quasi totale inattività fisica può diventare una fonte di angoscia importante. I rischi possono essere differenti. La paura di eccedere, così come il pensiero di aver ridotto al minimo il dispendio energetico giornaliero può indurre a restrizioni alimentari, all’utilizzo di metodi di compensazione, ad iperattività fisica. Al contrario, l’elevata disponibilità di cibo, così come i momenti di noia, difficoltà o preoccupazione possono incrementare gli episodi di abbuffata (vedi anche Binge Eating Disorder, il disturbo da alimentazione incontrollata). In entrambi i casi si può andare incontro ad un peggioramento della condizione psicofisica.

Cosa fare in questi casi? Il consiglio principale è quello di mantenere attivo il contatto con l’équipe di professionisti che si occupa della presa in carico. La tecnologia fortunatamente ci permette di poter comunicare a distanza, dunque è sempre bene far riferimento ai propri curanti prima di modificare le indicazioni alimentari o intraprendere un’attività fisica a casa. Per i genitori, inoltre, il suggerimento è quello di mantenere un occhio attento e vigile, ma non controllante, sui comportamenti dei propri figli, cercando sempre il dialogo quotidiano per affrontare le paure e le difficoltà (vedi anche Soffrire di Disturbi Alimentari ai tempi del Coronavirus. Consigli pratici per affrontare la quarantena).

E se tra un pasto e l’altro mettessimo degli spuntini?

L’inizio di un nuovo anno scolastico è alle porte e una buona alimentazione è fondamentale per sostenere bambini e ragazzi durante il giorno e soprattutto durante le ore di lezione. Una buona giornata alimentare dovrebbe essere suddivisa su 5 pasti. Si parte col piede giusto svegliandosi in tempo la mattina e facendo una buona prima colazione (leggi anche La prima colazione: al mattino un appuntamento con la salute!). Poi tra il pranzo e la cena si inseriscono due piccoli spuntini, tra cui il più “difficile” in termini di scelta sembrerebbe quello di metà mattina a scuola.

Innanzitutto, è così importante fare gli spuntini?

Una recente revisione della letteratura, condotta da un gruppo di esperti italiani, e pubblicata sulla rivista International Journal of Food Sciences and Nutrition, sottolinea proprio gli effetti benefici degli spuntini, importanti perché:

  • permettono di fare una piccola ricarica di energia e nutrienti tra un pasto e l’altro
  • se ben strutturati hanno la capacità di non farci arrivare troppo affamati al pasto successivo
  • aiutano a mantenere un buon controllo glicemico
  • evitano il sovraccarico digestivo e metabolico a pranzo e cena

In età evolutiva è particolarmente consigliato rispettare tutti e 5 i pasti in modo da garantire il giusto apporto di nutrienti da classi di alimenti differenti durante la giornata. Fare delle buone merende, inoltre, è un’ottima opportunità per acquisire abitudini alimentari sane fin da piccoli.

Quindi cosa si dovrebbe mangiare come merenda?

Molto spesso gli spuntini diventano un vero e proprio problema, soprattutto per i genitori che devono occuparsene, e in età evolutiva facilmente si ricade nella scelta di alimenti pronti e confezionati, non sempre salutari.

La regola numero uno, che vale in realtà per tutti i pasti, è quella di non cadere nella monotonia e cercare di variare sempre la tipologia di alimenti proposti. In questo modo è più facile assicurare che il fabbisogno di tutti i nutrienti sia soddisfatto durante la giornata e al contempo evitare che ci si annoi con la “solita minestra”!

Proviamo a fare qualche esempio

  • frutta fresca (un frutto grande come una mela oppure 2-3 frutti piccoli come i mandarini oppure 1 ciotolina di fragole/ciliegie o frutta mista) da associare a piacere ad una manciata di frutta secca già sgusciata (come mandorle, nocciole, noci)
  • un piccolo paninetto o due fettine di pane integrale o ai cereali o di segale da farcire a piacere con: formaggio fresco, marmellata 100% frutta, miele biologico, olio e pomodoro
  • un pacchettino di crackers o tarallini o grissini integrali (possibilmente fatti con olio extravergine di oliva) e un tocco di parmigiano
  • una ciotolina con un mix di frutta secca ed essiccata (es. mandorle e nocciole, fichi e noci, albicocche secche e nocciole ecc.)
  • uno yogurt bianco naturale intero o parzialmente scemato a cui aggiungere della frutta secca o della frutta fresca (anche frullata) o una manciata di cereali integrali
  • uno/due quadratini di cioccolato fondente (min.72%) con una manciata di frutta secca o con un frutto fresco
  • una fettina di dolce semplice fatto in casa preferibilmente con farina integrale
  • 2-3 biscotti secchi integrali (meglio se fatti in casa) con una manciata di frutta secca o con un frutto fresco
  • un bicchiere di latte e un frutto, anche come frullato
  • ogni tanto, perché no, un piccolo gelato (fatto in casa ancora meglio)

 

Cosa bere a merenda?

Le raccomandazioni sono quelle di bere sempre acqua come unica bevanda durante i pasti. Ogni tanto è possibile scegliere al posto della frutta un succo 100% o meglio, se si è a casa o al bar, una spremuta o una centrifuga. Ricordiamo però che la frutta da bere NON sostituisce MAI la frutta fresca intera, ricca di fibra, minerali e vitamine che si perdono nei processi di trasformazione.

Qualche consiglio utile

  • Se si sceglie la frutta a pezzi da portare a scuola è utile spruzzare qualche goccia di limone ed utilizzate contenitori ermetici così da evitare che si ossidi e diventi nera.
  • Se si scelgono i formaggi freschi evitare quelli spalmabili e quelli light, meglio ricotta, primo sale, stracchino, ecc.
  • Le porzioni differiscono per età, in ogni caso non c’è bisogno di esagerare, ricordiamo che sono degli spuntIni.
  • Se si scelgono alimenti confezionati (es. crackers, yogurt, succhi, ecc.) occhio sempre alle etichette e agli ingredienti nascosti.
  • Se a scuola ci sono due spuntini, è bene scegliere sempre un frutto per uno dei due.
  • Ricordiamo la prima regola: variare. Il pomeriggio è bene scegliere qualcosa di diverso dallo spuntino fatto a scuola e prediligere la frutta se non si è mangiata la mattina.
  • Lasciare libero sfogo alla fantasia.
  • Gli adulti possono seguire benissimo le stesse regole e le stesse idee di merenda.

 

Bibliografia

Marangoni, F., Martini, D., Scaglioni, S., Sculati, M., Donini, L. M., Leonardi, F., … & Giampietro, M. (2019). Snacking in nutrition and health. International journal of food sciences and nutrition, 1-15.

L’estate e la moda del dieting: quali sono i rischi per gli adolescenti?

L’arrivo dell’estate è generalmente caratterizzato da una maggiore attenzione per il corpo in vista della tanto temuta prova costume e di conseguenza dalla moda del dieting. Riviste, siti online, social networks si riempiono di diete miracolose che promettono un calo ponderale rapido e senza grandi sforzi, a cui è difficile resistere.

L’idea di poter raggiungere velocemente l’obiettivo di essere “più magri” e dunque “più belli” è una tentazione tanto per gli adulti quanto più per gli adolescenti, che si trovano nel periodo di crescita in cui tipicamente la preoccupazione per il peso e la propria forma fisica rivestono un ruolo centrale.

Il termine dieting si riferisce in generale alla pratica di mettersi a dieta, e può trasformarsi in una vera e propria dipendenza. Solitamente le diete più seguite sono quelle “fai-da-te”, o quelle consigliate da non-esperti con l’avvento del primo caldo. Tali schemi sono caratterizzati spesso da un unico alimento principale e ricorrente (dieta dell’ananas, dieta del gelato), oppure da una ripartizione dissociata dei nutrienti nei vari pasti della giornata (a pranzo solo carboidrati e a cena solo proteine), o ancora sono schemi ad esclusione (le più in voga quelle a ridotto contenuto di carboidrati) o a base di sostituti dei pasti.

Quali sono gli adolescenti più a rischio di iniziare la pratica del dieting?

Le ragazze sono tipicamente più soggette alla moda del dieting rispetto agli adolescenti maschi. Inoltre, è stato visto come una condizione di sovrappeso/obesità, una bassa autostima, l’insoddisfazione per il proprio corpo, una pubertà precoce siano tutti fattori di rischio. In letteratura è stato descritto come anche la famiglia giochi un ruolo importante: genitori a dieta, che incoraggiano tali pratiche o che mostrino un atteggiamento critico rispetto al peso dei figli possono indurre questi ultimi ad avvicinarsi al dieting o a comportamenti di controllo del peso non salutari.

Infine, altri fattori di rischio riguardano per lo più il gruppo dei pari, in cui possono essere presenti la derisione per il peso o l’incoraggiamento alla dieta, e lo svolgimento di sport in cui viene data particolare importanza alla forma corporea.

Quali sono i principali rischi del dieting per un adolescente?

Il primo rischio riguarda le possibili carenze nutrizionali. Molto spesso regimi rigidi e restrittivi sono associati ad un mancato soddisfacimento di tutti i fabbisogni in termini di energia, micro- e macro-nutrienti, essenziali soprattutto nel delicato periodo di crescita. Diete non personalizzare, che non tengono conto delle necessità del singolo, possono portare ad un blocco della crescita e a dimagrimenti non adeguati. I risultati, molto spesso non duraturi nel tempo, generano il cosiddetto “effetto yo-yo” (alternarsi di periodi di calo e recupero ponderale) con conseguente perdita di massa magra e riduzione del metabolismo basale.

È stato, inoltre, descritto in letteratura come il dieting sia uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di Disturbi Alimentari (per approfondire Cosa sono i Disturbi dell’Alimentazione e come combatterli). In soggetti predisposti la restrizione e la rigidità, tipiche di tali schemi, possono portare a due differenti condizioni: da un lato si può arrivare a limitare sempre più gli apporti alimentari, dall’altro, invece, si possono innescare momenti di discontrollo, caratterizzati da abbuffate, alternate a tentativi di rigore dietetico.

Quale può essere la risposta di un genitore di fronte alla richiesta del proprio figlio di voler perdere peso?

Il primo consiglio è quello di non sminuire mai la richiesta che arriva da un figlio che sta chiedendo aiuto. Dietro tale richiesta, infatti, potrebbe nascondersi un reale disagio personale, che un genitore non deve sottovalutare bensì cercare di comprendere.

È importante cercare di instaurare un dialogo con il ragazzo per capire la motivazione di tale richiesta e provare a cercare insieme la risposta e la soluzione migliore. Tale atteggiamento permette di far sentire l’adolescente preso sul serio rispetto le sue preoccupazioni e più libero di esprimere le proprie difficoltà.

In generale ci si può trovare principalmente di fronte a due differenti situazioni: 1) non ci sono reali necessità di perdere peso; 2) esiste effettivamente un eccesso ponderale che dovrebbe essere ridotto. In entrambi i casi la soluzione più corretta sarebbe quella di evitare di intraprendere percorsi in maniera autonoma e di contattare un professionista in ambito della Nutrizione, per un semplice colloquio sulla sana alimentazione o per una eventuale presa in carico volta al calo ponderale.

Qualunque sia la situazione, è importante ricordare che non dovrebbe mai essere solo il ragazzo a seguire un piano dietetico, al contrario tutta la famiglia dovrebbe essere coinvolta in un percorso di Educazione Alimentare (leggi anche Anoressia nervosa in adolescenza: cosa possono fare i genitori?).

Il viaggio dell’eroe: separarsi e individuarsi attraverso la relazione nutritiva

Noi non veniamo dalle stelle o dai fiori,
ma dal latte materno. Siamo sopravvissuti per
l’umana compassione e per le cure di nostra madre.
Questa è la nostra principale natura.
Shakespeare, Re Lear

Perché mio figlio non mangia?” É questa la domanda che spesso sentiamo porci da molte mamme, estremamente preoccupate dei comportamenti alimentari del proprio bambino.

Il rapporto con il cibo è ricco di significati, a volte ambivalenti, che trascendono quasi sempre l’esclusiva introduzione nel proprio corpo delle sostanze nutritive necessarie allo sviluppo. Sin dai primi giorni della gestazione è alla donna che è affidato il compito della sopravvivenza di quella parte che piano piano si sta generando dentro di lei, il feto si nutre attraverso la madre e dopo, nei primi mesi di vita, tale stretto rapporto rimane vitale per il bambino che non potrà sopravvivere senza quella persona speciale ed amorevole che si prende cura di lui (leggi anche L’alimentazione prima e durante la gravidanza: i consigli dell’esperto).

Possiamo, dunque, pensare al parto come la prima separazione tra la donna che è chiamata a rinunciare a quella parte di sé creativa che ha generato ed il bambino che si trova costretto ad abbandonare quello stato di fusione completa e rassicurante in cui è vissuto per nove mesi. Per la prima volta si trova da solo ad affrontare i rumori e la luce del mondo nuovo, iniziando così un lento ma progressivo viaggio verso la sua individuazione.

Il bambino già da subito è preparato per questo cammino venendo al mondo con la capacità di orientarsi verso il volto umano (Johnson e Morton, 1991) e preferendone dopo poco uno in particolare, quello della mamma (Field, 1984) di cui è in grado di afferrarne il seno succhiando per nutrirsi. Quello che cerca da subito, però, non è soltanto il cibo quale fonte di nutrimento ma la vicinanza di quella persona speciale e l’instaurarsi della relazione necessaria alla vita perché fonte di amore e di cura.

Sin dal principio quindi il cibo è veicolo di calore e di affetto ed è attraverso queste prime esperienze relazionali che il bambino impara a sentire i propri bisogni e che esiste un altro diverso da sé in grado di soddisfarli. Attraverso un’alternanza di stati di disintegrazione (l’esperienza della fame) e di integrazione (il soddisfacimento della fame attraverso il seno materno ed il ritorno, anche se temporaneo, a quello stato perfetto e fusionale primordiale) il bambino impara ad essere ed esserci. Piano piano capisce di essere separato dalla madre, di esistere grazie a lei ma distinto da lei.

Con il progredire dello sviluppo acquisisce poi nuove competenze, riesce a stare seduto da solo, inizia a muoversi più autonomamente nello spazio e spuntano i primi dentini; la natura ci sta comunicando che è pronto per mangiare qualcos’altro ed è così che inizia lo svezzamento. Tale momento rappresenta una seconda separazione, il cibo materno non è più sufficiente al bambino che ha bisogno ora di qualcos’altro di diverso dalla madre per sopravvivere.

Momentanee difficoltà alimentari sono fisiologiche in alcune fasi di transizione (Brazelton, 2003) ed in questo momento così delicato può accadere di scontrarsi con un bambino che pretende di fare da solo e comincia a sviluppare i propri gusti personali; da una parte la mamma dedicherà molto del suo tempo alla preparazione dei piatti giusti per continuare a fornire quel buon nutrimento come prima dall’altra il bambino inizierà a sperimentare a suo modo il cibo cercando di conoscerlo con tutti i sensi a sua disposizione perché la conoscenza per lui si verifica attraverso gusto, vista, olfatto e tatto in un insieme imprescindibile.

Non a caso questo passaggio coincide con quella fase di sviluppo molto importante che la psicanalista inglese Mahler (1978) ha indicato con il nome di separazione-individuazione. Non solo il bambino sta cercando di separarsi ma sta cercando di affermare se stesso, di individuarsi come persona autonoma e distinta, per questo nel primo e secondo anno di vita può rifiutare il cibo tanto faticosamente preparato per lui. Ogni bambino possiede un proprio schema alimentare ed una personale curva di crescita, l’alimentazione rappresenta quindi il primo incontro dei genitori con l’individualità di loro figlio che trova nell’atto di nutrirsi uno spazio di desiderio e di scelta tipicamente personale.

A tale costruzione personale contribuiscono l’atteggiamento e l’esempio dei genitori che determineranno la possibilità o meno del bambino di aprirsi a nuovi cibi e nuove esperienze. Un atteggiamento estremamente preoccupato non favorirà tale capacità esplorativa, e finirà per essere intrusivo e causa di conflitti inutili. Per questo generalmente è buona norma non preoccuparsi eccessivamente dei rifiuti ma di creare a tavola un’esperienza piacevole poiché in condizioni di buona salute le condotte fisiologiche come il nutrirsi, se lasciate funzionare spontaneamente, non creano problemi mentre si modificano in eccesso o in difetto quando divengono contenitori di emozioni spiacevoli.

Se i genitori non accettano le scelte alimentari del figlio, facendo prevalere sui suoi bisogni e desideri le loro aspettative e convinzioni, questo si ripercuoterà anche sull’accettazione delle future scelte del figlio disconoscendone la sua individualità (Montecchi, 2016).

Dunque se un bambino mangia troppo o troppo poco cosa ci sta comunicando? Forse sta dicendo: “anche grazie alle tue amorevoli cure, mamma, ho capito di esistere ed ora sono pronto ad affrontare il mondo più autonomamente ma ho bisogno di essere riconosciuto da te quale sono”. Come fare allora? L’importante é continuare ad esserci, modificando il proprio comportamento in relazione alle nuove competenze del bambino, compito non facile perché si scontra con i vissuti delle mamme che possono sentirsi rifiutate e non adatte come genitori, e che, soprattutto, devono rinunciare a pensare al figlio come un’estensione del proprio sé corrispondente esclusivamente ai propri desideri.

Diamo dunque al momento del pasto il valore che merita; dalle prime fasi di sviluppo, e cosi per tutta la vita, tali momenti sono soprattutto attimi di condivisione di affetti ed esperienze e sarebbe importante sin da subito rispettarne tale valenza e non trasformare il momento del nutrimento in un terreno di conflitti e di adempimento di prestazioni.

 

Bibliografia
– Brazelton T.B. (2003). Il bambino da zero a tre anni. Fabbri Editori: Milano
– Field, T.M., Cohen, D., Garcia, R., & Greenberg, R., (1984). Mother-stranger face discrimination by the newborn. “Infant Behavior and Development” 7: 19-25.
– Johnson, M.H., Dziurawiec, S., Ellis, H.D., & Morton, J. (1991/a). Newborns’ Preferential Tracking of Face-Like Stimuli and its Subsequent Decline. “Cognition” 40: 1-19
– Mahler M. (1978). La nascita psicologica del bambino. Boringhieri,: Torino
– Montecchi F. (2016). I disturbi alimentari nell’ infanzia e nell’adolescenza per comprendere, valutare, curare. Franco Angeli Editore: Milano.